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Livorno nonstop

Reg.Tribunale Livorno n. 451 del 6/3/1987

Direzione e Redazione:

Editrice il Quadrifoglio s.a.s.

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Direttore responsabile: Bruno Damari

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Gli anni 70

A Livorno in Italia e nel mondo!

Il decennio cominciò male a Livorno con gravi incidenti a Camp Darby a seguito del licenziamento di duecento persone; per tre ore fu interrotta la linea ferroviaria , ma altri incidenti si verificarono lungo il canale dei Navicelli e la via Aurelia. Intanto il vecchio teatro Politeama, abbattuto nel 1968, lasciava il posto a un moderno edificio per uffici e abitazioni e a Sanremo scoppiò una polemica, al vetriolo, contro la canzone vincitrice del Festival nel 1970, Chi non lavora non fa l'amore, cantata da Adriano Celentano e dalla moglie Claudia Mori. I giovani, ma anche tanti lavoratori, contestarono le parole contro lo sciopero contenute nella canzone e quell'invocazione al "signor padrone" per avere un aumento di stipendio che avrebbe invogliato, finalmente, la moglie a fare l'amore. Ce­lentano si beccò un bel "rea­zionario" e a Livorno anche tanti "scemo" e pure peggio. Molto più gradita la seconda classificata, La prima cosa bella, che cantarono I Ricchi e Poveri e Nicola Di Bari ed anche Eternità, quarta clas­sificata, interpretata da I Ca­maleonti e Ornella Vanoni. I costumi stavano cambian­do repentinamente. Molte gio­vani indossavano le mini gon­ne e i pantaloni attillati. Le donne, che erano state desi­derate sessualmente per seco­li, dissero a chiare lettere di essere desideranti ... da sem­pre. Una rivoluzione cultura­le! La bella Brigitte Bardot diceva: "Il mio sport? Per tenermi in forma faccio l'amore!". Ma anche i figli dei fiori, che avevano abbraccia­to la rivoluzione sessuale e, ahimè, l'uso di stupefacenti, dicevano: "Fate l 'amore non la guerra! ", così come "Mettete dei fiori nei vostri cannoni". La musica, con ancor più forza che alla fine degli anni sessanta, cominciò a far "pensare" e diventò la colonna sonora della conte­stazione. Dall'università di Berkeley e da Woodstock fino a Londra, da Parigi a Berlino fu un coro: "vogliamo il mondo e lo vogliamo ades­so" e "vietato vietare".
 

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Sull' onda della contestazione tanti giovani se ne andarono in una 500 scassata o a piedi, con un sacco a pelo, a giro per il mondo alla ricerca di altre realtà, a conoscere altri modi di vivere, inseguendo un mondo migliore dove la pa­rola uguaglianza non facesse paura. Anche a Livorno ci fu­rono giovani che andarono a dormire sotto le stelle per voglia di andare via, di cono­scere_ Ritornarono con tante facce nella memoria, an-icchi­ti culturalmente certo e molti di loro con minori certezze ri­guardo alla possibilità di rea­lizzare una società più giusta, come la pensavano. La verginità femminile, è chiaro, non era più un valore ed in quegli anni nacquero la legge sul divorzio, sull'abor­to e l'abbassamento della maggiore età a 18 anni.

Nel caleidoscopio di Livorno si avvicendavano, in mille sfac­cettature, il Luna Park alla Terrazza Mascagni con i fuo­chi artificiali, le corse dei ca­valli al Caprilli con cornice di tanta eleganza, il Santuario di Montenero e le ribotte, le fe­ste dell'Unitàprovinciali e rio­nali, il Premio di Pittura Ro­tonda, il palio marinaro, le spiagge prese d'assalto d'estate, i filobus e gli auto­bus stipati nelle ore di punta all'uscita dalle scuole, la baracchina del Nencini con tutti i bruciaioli al matti­no, il ciuchino sul Voltone, la colonnina dei cinema in piaz­za Cavour, il chiosco Balloni, con la famosa bandiera ama­ranto che sventolava sul pen­none più alto in caso di vitto­ria e pareggio (fuori casa) del Livorno, con i risultati delle partite di calcio e con Il Gior­nalino, fresco fresco, la do­menica sera a tempo di re­cord, la fiera di S. Antonino, piazza Cavallotti con i barroc­cini, le passeggiate lungoma­re, i ponci del Civili, il cac­ciucco e il cinque e cinque, la festa dei baccelli o della fave, come preferite, a Sal­viano ecc. La Venezia era ancora in con­dizioni disperate con pochi edifici recuperati dai privati e a metà 1974 si tenne a Palazzo Granducale un assemblea popolare "Per la rinascita della Venezia" indetta dal Consiglio di quartiere. Nel '73, dopo lunga gestazione, vide la luce il mercato ittico con quella forma a pagoda che doveva ricordare le reti dei pescatori ad asciugare, ma che i livor­nesi giudicarono perentoria­mente un cazzotto in un oc­chio. Di recente, un'artista, Libera Capezzone ha voluto dare vita a quella struttura fa­tiscente dipingendo sul tetto una sardina, opera di Street Art che ha titolato "Lische, Squame Coda Amore, Liber­tà" (vedi ampio servizio sul-numero dello scorso agosto-di LIVORNOnonstop ).

Nel '75 la Camera di Com­mercio, con un intervento edilizio apprezzabilissimo, recuperò l'edificio alle spalle della costruzione bassa per riunire tutte gli uffici came­rali. E mentre i Rolling Stones e, con un "pensiero" diverso, i Beatles imperversavano tra i giovani, la pasticceria Gnesi, in Borgo S. Jacopo, continua­va a sfornare millefoglie da capogiro. "Dai una pasta al bimbo! " era la frase che sen­tivi sempre quando qualche bambino aspettava il proprio turno, dietro il banco, insie­me al genitore o nonno. La TV, che cominciò a trasmet­tere a colori, imperversava con le Canzonissime, i giochi a quiz e gli sceneggiati. Come non ricordare il segno del co­mando diretto da Daniele D'Anza, Le avventure di Pi­nocchio di Luigi Comencini, Gesù di Nazareth diretto da Franco Zeffirelli, ma anche I fratelli Karamazov, Madame Bovari Sandokan con Kabir Bedi ecc.? E per andare sul genere "leggero" chi non ri­corda Happy days, con Fon-zie? Un successo strepitoso. I canali nazionali erano due ma si ricevevano anche le tra­smissioni di Montecarlo, Ca­podistria e della Svizzera. A Livorno nacquero Teletirreno 1 (TT1) e Radiotelevisione Libera (TVL) ed era piace­vole vedere le nostre strade e piazze le quali, riprese con in­quadrature azzeccate, ci mo­stravano scorci e angoli che ci facevano dire: "Ma com' è bella Livorno!". Ci fu anche una contestazione delle fem­ministe livornesi quando andò in onda uno spogliarello. Già, erano gli anni della con­testazione come ho già det­to! Gian Maria Volontè che aveva avuto gran successo con il genere western all'ita­liana (Per un pugno di dol­lari, Per qualche dollaro in più ecc.) passò al ge­nere impegnato ed ecco "In­dagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", poi "Sacco e Vanzetti" quindi "La classe operaia va in paradi­so". Per altissimo valore ar­tistico venne dissequestrato "Portiere di notte" di Liliana Cavani con Dirk Bogarde e Charlotte Rampling. Ma enor­me successo di cassetta fe­cero registrare film come Love story, Jesus Christ Su­perstar, Arancia meccanica, Il padrino, La febbre del sa­bato sera, Lo squalo, Ultimo tango a Parigi, Guerre stel­la" La stangata ecc. E come non ricordare L'esorcista dove si narrava la storia di Regan, ragazzina "posseduta", che causò malori in sala, anche a Livorno, durante la proiezio­ne e tante notti insonni!

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in più ecc.) passò al ge­nere impegnato ed ecco "In­dagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", poi "Sacco e Vanzetti" quindi "La classe operaia va in paradi­so". Per altissimo valore ar­tistico venne dissequestrato "Portiere di notte" di Liliana Cavani con Dirk Bogarde e Charlotte Rampling. Ma enor­me successo di cassetta fe­cero registrare film come Love story, Jesus Christ Su­perstar, Arancia meccanica, Il padrino, La febbre del sa­bato sera, Lo squalo, Ultimo tango a Parigi, Guerre stel­la" La stangata ecc. E come non ricordare L'esorcista dove si narrava la storia di Regan, ragazzina "posseduta", che causò malori in sala, anche a Livorno, durante la proiezio­ne e tante notti insonni! In Italia e a Livorno crebbero le separazioni tra coniugi e coppie di fatto e i figli cominciarono a fare la valigetta il sabato sera. Quale lettino preferirono, quello della casa di mamma o della casa di bab­bo? I più fortunati, quindi una minoranza, poterono conti­nuare a frequentare assidua­mente i nonni di entrambe le parti (di mamma e di babbo). Insomma, si parlava tanto di uguaglianza sociale in quegli anni, ma poi anche nel ristret­to ambito familiare l'ugua­glianza tra genitori e/o nonni si rivelò difficile da realizza­re. Il venerdì tutti in via Galilei al mercatino dei Riseccoli (inau­gurato il 3 giugno 1955) dove trovavi roba buona, garanti­to, e così fu per tutti gli anni settanta, poi fu trasferito in via Trieste, ma lì stette poco perché trovò nuova colloca­zione in via dei Pensieri. Il mercatino americano di piazza XX Settembre andava ancora alla grande in quegli anni e non aveva nulla da in­vidiare a quello dei Riseccoli, poi fu trasferito in via della Cinta Esterna. Ci sono voci di un ritorno in piazza XX Set­tembre. Mah! Siccome il ge­nere di commercio che rese famoso il mercatino non è realizzabile e poi, oggi, on line si compra tutto, posso sug­gerire, sommessamente, di lasciare il Canapone in santa pace?

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