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Livorno nonstop

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Valeria Busdraghi

Valeria Busdraghi, una bella ragazza di Livorno che ha girato il mondo grazie alla sua passione: la danza

Valeria Busdraghi, una bella ragazza di Livorno che ha girato il mondo grazie alla sua passione: la danza. Formatasi nella nostra città all’A.E.D (Associazione Europea Danza) ha concluso i suoi studi a Stoccarda trasformando la sua grande passione in lavoro che da una parte le ha significato molto sacrificio ma dall’altra una bella soddisfazione, portandola a collaborare con grandi ballerini e far parte di compagnie importanti.

Il primo dicembre, presso Teatro Il Grattacielo, Valeria torna a Livorno per incantarci con lo spettacolo “Querandi” in duo con Maria Colusi, coreografa e ballerina della celebre compagnia Sasha Waltz & Guest.

“Sono molto felice e entusiasta di aver un’occasione per condividere uno spettacolo come Querandi con la mia città, Livorno, da dove tutto il mio percorso come ballerina è iniziato”.

- Come nasce questo spettacolo?

“Querandi è il risultato della mia permanenza a Berlino, l’inizio della ricerca del linguaggio di movimento, indipendentemente dal codice tecnico di uno stile specifico. La curiosità di capire quello che fosse il mio personale modo di muovermi, la mia “firma” di movimento, mi ha portato a seguire ogni tipo di workshop di improvvisazione, che desse libertà alla mia creatività e al mio istinto.

Maria Colusi è stata per me modello d’ispirazione in scena e in sala, maestra, amica e adesso collega in questo spettacolo. E non potevo essere più fortunata. Sono sempre stata una buona esecutrice, merito dell’eccellente tecnica acquisita dalla formazione del balletto classico e moderno, tanto quanto negli anni delle prime esperienze lavorative ho imparato a fare “mio”, a cucirmi addosso il materiale coreografico degli altri come interprete, ma quando mi si chiedeva di improvvisare, lasciare che il corpo si muovesse secondo il proprio istinto di movimento mi bloccavo, incapace di produrre.

Querandi è per la “scoperta”, la sfida che in questi ultimi 3 anni mi sono posta come ballerina, una specie di “de-costruzione accademica” per arrivare alla propria libertà di movimento, mischiando tutte le nozioni tecniche acquisite con l’istintivo movimento personale, ritornando alle origini, ricordandosi quello spirito creativo dal quale tutto è iniziato.

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Ecco perché presentare Querandi a Livorno è per me una premiere, ritornare alle origini con un colore nuovo, e sicuramente non l’ultimo perché non si finisce mai di sorprendersi di quanto ci sia ancora da esplorare e imparare”.

- Facendo un passo indietro, alle origini: qual è stato il tuo percorso e quando hai capito che la danza  poteva essere davvero il tuo futuro?

“La mia formazione professionale è iniziata all’A.E.D. ai tempi delle scuole medie, indubbiamente per le doti fisiche, per la mia spiccata testardaggine e determinazione nel riuscire al meglio nelle scelte prese, ho pensato che la mia passione smisurata per la danza potesse diventare la mia professione quando sono stata ammessa alla John Cranko Schule di Stoccarda, dove dopo 4 anni di formazione mi sono diplomata come ballerina classica.

La mia curiosità, che non si è esaurita nel sapere tener un Ecarte alla seconda con un endehors da manuale o lavorare a fianco di fuoriclasse come i ballerini dello Stuttgart Ballett, mi ha guidata a scoprire tutte le sfumature dei vari stili del mondo della danza moderna tramite la specializzazione alla Codarts, Università delle arti di Rotterdam.

Ho iniziato a lavorare quindi come free lance nel 2014 e ho avuto la fortuna di trovare lavori che suscitavano in me la voglia di mettermi in gioco, quella fame di conoscere quello ancora che non sapevo riaccendendo in me ogni volta la fiamma della devozione verso il lavoro: cosa vuol dire stare in sala, cosa vuol dire trovare la motivazione al di là del movimento stesso come nelle produzioni di Micha Van Hoecke e di Aurelio Gatti.

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Un’altra sfida personale e al tempo stesso una continua sorpresa è l’esperienza del Musical Romeo et Juliette, il sintonizzarsi con un ritmo di lavoro assai estremo e intenso che prevede dal 2016 tourné di 3 mesi tra i più bei teatri della Cina e Russia, da oltre 40 spettacoli alla volta; un costante allenamento fisico e un’instancabile ricerca dell’energia richiesta per ogni singolo show, appagato però dalla possibilità di immergersi corpo e spirito nella storia più romantica e drammatica di sempre, davanti a platee di 7.000 persone come quella del Kremlin di Mosca”.

- Immagino che non sia stato semplice nel periodo adolescenziale andare via dalla città natale per intraprendere un tuo cammino personale. Qual è stato, qual è il tuo rapporto con la famiglia e con Livorno?

“Nonostante sia partita nel 2004 come adolescente convinta e determinata nel raggiungere l’obiettivo prefisso, non ho mai smesso di sentirmi legata alla mia Livorno. Non è stato sempre facile scegliere la mia professione lasciando a casa le mie migliori amiche, i miei amori e le persone che hanno significato molto per me.

Non ho mai smesso di tornare per aggiornare la mia prima insegnante Lorella Reboa delle mie vittorie e delle mie sconfitte, o per dare una mano ai saggi di natale.

Non ho mai smesso di tornare per seguire quando potevo uno stage durante le vacanze, una classe di gyrotonic, non facendomi mancare l’ultimo body o quel paio di mezze punte in più, di cui “L’ora di danza” [negozio in Via Magenta a Livorno] già  conosceva il numero.

Non ho mai smesso di tornare per le cene di pesce fresco e i pranzi al sole del moletto.

Non ho mai smesso di tornare per sentire il salmastro e il libeccio sulla pelle, per veder il mare perché proprio come in mare, per quanto sia stimolante esplorare acque sconosciute, è ugualmente necessario tornare a riva.

Ogni esperienza ha portato un tassello alla mia crescita come artista e come persona, e al termine di ogni produzione il regalo più grande è sempre stato tornare alla mia casa e poterlo raccontare ai miei cari. Ho la fortuna di essere nata in una famiglia che mi ha permesso di proseguire la mia strada, indipendentemente dalle svariate città, nazioni e direzioni potesse prendere; una famiglia che mi è sempre stata “vicina” anche quando c’erano solo le lettere e ancora di smarthphone, whatsapp o skype non se ne conosceva l’uso. Una famiglia esplosiva, artistica, dalla mentalità elastica che mi ha sempre supportata in questo percorso fuori dal comune, addirittura nei momenti più difficili, spronandomi a credere nel mio sogno più di quanto lo facessi io stessa”.

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